Laika racconta le crepe della democrazia americana nella nuova mostra a Roma
Dettagli evento
10 ottobre 2026 - 14 novembre 2026
18:00 - 19:00
Rosso20sette arte contemporanea

Laika The Collapse of Democracy a Roma inaugura sabato 10 ottobre 2026 alle 18:00 negli spazi di Rosso20sette arte contemporanea, in Via del Sudario 39. La nuova personale dell’artista e attivista italiana riunisce circa venti opere tra tele, lavori su carta e installazioni nate dal secondo viaggio negli Stati Uniti. Il progetto, curato dal Team Laika, costituisce il secondo capitolo di States of Injustice e affronta razzismo, guerre, disuguaglianze, migrazioni, ambiente e fragilità dello stato di diritto attraverso il linguaggio diretto della street art.
Laika The Collapse of Democracy a Roma
Il titolo della mostra chiarisce subito il campo della ricerca. The Collapse of Democracy osserva le contraddizioni di un paese che ha costruito parte della propria identità pubblica sui concetti di libertà e giustizia e che, secondo lo sguardo dell’artista, mostra oggi fratture sempre più evidenti. Laika utilizza immagini facilmente leggibili, simboli della cultura pop e riferimenti politici per costruire opere che chiedono al pubblico di interrogarsi sul significato contemporaneo dei diritti.
La mostra non nasce come commento astratto. Le opere sono legate a un nuovo viaggio negli Stati Uniti e a interventi realizzati direttamente nello spazio urbano. Il percorso romano porta in galleria quel materiale e lo organizza in una narrazione più ampia, mettendo in relazione murales, immagini, installazioni e personaggi che hanno segnato la storia civile americana.
Tre nuclei per leggere il progetto
Il primo nucleo affronta il rapporto tra guerra, profitto e diritti umani. L’opera There is no peace without human rights introduce questa sezione e riprende un intervento realizzato a Los Angeles. Accanto a essa compare The Flag for the Oppressed, una reinterpretazione della bandiera statunitense che utilizza codici visivi legati alla Palestina. L’installazione Blood for Oil lavora invece sul petrolio come simbolo economico e politico, trasformando barili in supporti per volti di bambini vittime dei conflitti.
Il secondo nucleo si concentra sul tema dello straniero e dell’immigrazione. We the People richiama direttamente l’incipit della Costituzione americana, mentre No one is illegal on stolen land mette in relazione la presenza dei popoli nativi con le politiche contemporanee di controllo e deportazione. Laika utilizza il paradosso come strumento visivo: simboli familiari vengono spostati di contesto fino a rendere evidente la distanza tra principi dichiarati e realtà.
La terza parte rende omaggio a figure e movimenti che hanno combattuto per il cambiamento. Rosa Parks e Martin Luther King diventano riferimenti di una storia diversa, capace di produrre trasformazioni attraverso la disobbedienza civile, la partecipazione e la rivendicazione dei diritti. Il percorso non si chiude quindi soltanto sulla denuncia, ma lascia spazio alla possibilità di immaginare un futuro differente.
La street art entra in galleria senza perdere la strada
Laika ha costruito la propria identità attraverso interventi nello spazio pubblico. L’anonimato, la maschera e la scelta di non concentrare l’attenzione sulla biografia personale permettono alle opere di rimanere al centro. Dal 2019 i suoi manifesti sono comparsi su muri italiani e internazionali, spesso reagendo in tempi molto rapidi a fatti politici e sociali.
Portare questo linguaggio dentro Rosso20sette non significa neutralizzarlo. La galleria romana lavora da anni con street art e arte urbana e offre un contesto nel quale le opere possono essere osservate con tempi diversi rispetto alla strada. La vicinanza con Largo di Torre Argentina e il centro storico crea inoltre un contrasto interessante tra il peso monumentale di Roma e immagini legate alle crisi politiche contemporanee.
Opere e simboli dell’America contemporanea
Tra i lavori annunciati compaiono immagini che coinvolgono Donald Trump, una Tesla in fiamme, Patti Smith, Bruce Springsteen, Rosa Parks e Martin Luther King. La varietà dei soggetti riflette la volontà di costruire una mappa politica e culturale piuttosto che un ritratto uniforme degli Stati Uniti. Celebrità, attivisti, simboli economici e figure istituzionali convivono nello stesso racconto.
L’opera che dà il titolo alla mostra utilizza una Statua della Libertà prossima al collasso per rappresentare la vulnerabilità dei valori democratici. È un’immagine immediata, coerente con il metodo di Laika: partire da un simbolo universalmente riconoscibile e modificarlo quanto basta per produrre una domanda. Il pubblico non deve possedere strumenti specialistici per entrare nel lavoro; il livello politico è visibile, mentre i riferimenti possono essere approfonditi lungo il percorso.
Visitare la mostra a Rosso20sette
L’opening è in programma sabato 10 ottobre alle 18:00 e prevede la presenza dell’artista. La mostra prosegue fino al 14 novembre 2026. Gli orari comunicati sono dal martedì al sabato dalle 11:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 19:00. L’ingresso è gratuito.
Rosso20sette arte contemporanea si trova in Via del Sudario 39, a pochi passi da Largo di Torre Argentina. La posizione centrale rende la galleria facilmente raggiungibile con numerose linee di autobus e a piedi da Campo de’ Fiori, Piazza Navona e Piazza Venezia. Per gruppi, accessibilità o variazioni di orario è consigliabile contattare direttamente lo spazio prima della visita.
Informazioni sull’evento
Mostra: Laika The Collapse of Democracy
Opening: sabato 10 ottobre 2026 ore 18:00
Periodo: dal 10 ottobre al 14 novembre 2026
Luogo: Rosso20sette arte contemporanea
Indirizzo: Via del Sudario 39, 00186 Roma
Orari: martedì–sabato 11:00–13:00 e 14:00–19:00
Ingresso: gratuito
Telefono: 06 64761113
Curatela: Team Laika
Categoria: Musei e Mostre
Laika The Collapse of Democracy a Roma è quindi una mostra che usa l’immediatezza della street art per affrontare questioni complesse senza trasformarle in un discorso distante. Le immagini arrivano rapidamente, ma invitano a fermarsi e a osservare quanto siano fragili i simboli e i valori che spesso consideriamo acquisiti.