States of Uncertain Domesticities porta al Museo Carlo Bilotti nuove visioni dell’abitare
Dettagli evento
19 settembre 2026 - 8 novembre 2026
10:00 - 19:00
Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese

Dal 19 settembre all’8 novembre 2026 il Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese ospita States of Uncertain Domesticities, mostra internazionale dedicata alle trasformazioni dell’idea di casa e di spazio domestico. Il progetto arriva a Roma dopo precedenti tappe europee e riunisce circa trenta opere tra video, pittura, scultura e installazioni. La mostra è curata da Alba D’Urbano e Ada Lombardi e affronta il tema dell’abitare da una prospettiva politica, sociale e femminista, mettendo in relazione esperienza privata e grandi cambiamenti contemporanei.
La casa viene spesso immaginata come luogo di protezione, stabilità e identità. L’esposizione parte invece dalla consapevolezza che questa condizione non sia uguale per tutti. Migrazioni, crisi ambientali, precarietà economica, trasformazioni delle famiglie e disuguaglianze possono rendere lo spazio domestico instabile, temporaneo o perfino irraggiungibile. Gli artisti invitati lavorano proprio su questa tensione, mostrando come gli ambienti più intimi siano attraversati da questioni collettive.
La casa come spazio politico e personale
Il titolo States of Uncertain Domesticities suggerisce una condizione plurale. Non esiste un’unica domesticità, ma molte forme di relazione con la casa: rifugio, luogo di lavoro, spazio di cura, memoria familiare, territorio di conflitto o simbolo di esclusione. La mostra prova a rendere visibili queste differenze senza ridurle a un’unica lettura. Il visitatore incontra opere che partono dall’esperienza individuale e arrivano a interrogare fenomeni più ampi.
La prospettiva femminista è particolarmente importante perché per secoli il lavoro domestico e di cura è stato considerato invisibile o naturale. Portare questi temi in un museo significa spostare l’attenzione su gesti, ambienti e relazioni spesso esclusi dalle narrazioni ufficiali. Allo stesso tempo, l’esposizione allarga il discorso alle migrazioni e alla crisi abitativa, mostrando come il diritto a sentirsi a casa dipenda anche da condizioni materiali, politiche e sociali.
Circa trenta opere tra video pittura scultura e installazione
La pluralità dei linguaggi è uno degli elementi centrali del progetto. Video e installazioni permettono di lavorare sul tempo, sul movimento e sulla presenza fisica del pubblico; pittura e scultura introducono invece immagini e oggetti che possono essere osservati più lentamente. Questa varietà evita che la mostra diventi un percorso puramente teorico: le questioni affrontate prendono forma attraverso materiali, immagini, corpi e ambienti.
Tra le opere associate alla mostra compare Resolve di Kathryn Cornelius, lavoro che contribuisce a mettere in discussione la relazione tra identità, ruolo e spazio. L’immagine scelta dalla comunicazione ufficiale restituisce bene il carattere dell’esposizione: non una rappresentazione rassicurante della domesticità, ma un territorio in cui si intrecciano resistenza, vulnerabilità e possibilità di ridefinizione.
Un progetto internazionale che arriva a Roma
States of Uncertain Domesticities nasce come progetto itinerante e arriva nella Capitale dopo esperienze a Berlino e Brno. Il passaggio tra città differenti è coerente con il tema stesso della mostra, perché consente di osservare come l’idea di casa cambi a seconda dei contesti geografici e culturali. La dimensione internazionale non serve soltanto ad ampliare il numero degli artisti, ma a mettere in relazione problemi che assumono forme diverse pur condividendo radici comuni.
La tappa romana coinvolge una rete di istituzioni e soggetti culturali. Il progetto è promosso nell’ambito del sistema culturale di Roma Capitale e vede collaborazioni con realtà italiane e internazionali, tra cui l’Accademia di Belle Arti di Roma e la Casa Internazionale delle Donne. Questa rete rafforza il carattere di ricerca della mostra e favorisce un dialogo che va oltre le sale del museo.
Il Museo Carlo Bilotti come luogo di confronto contemporaneo
Il Museo Carlo Bilotti si trova nell’Aranciera di Villa Borghese, in una posizione che crea un interessante contrasto tra il verde del parco storico e i temi urgenti affrontati dall’esposizione. La collezione permanente del museo comprende opere del Novecento e dell’arte contemporanea, rendendo lo spazio adatto a progetti che mettono in dialogo linguaggi diversi e questioni del presente.
Visitare la mostra può quindi diventare parte di un percorso più ampio all’interno di Villa Borghese. L’ingresso al museo da Via Fiorello La Guardia 6 consente di raggiungere facilmente l’Aranciera e di proseguire poi la visita nel parco. Per chi arriva appositamente per l’esposizione, è utile considerare gli orari differenziati tra giorni feriali e fine settimana.
Orari e modalità di visita
Il Museo Carlo Bilotti è aperto dal martedì al venerdì dalle 10:00 alle 16:00 e il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 19:00. Il lunedì è giorno di chiusura. L’ultimo ingresso è previsto quarantacinque minuti prima della chiusura. Prima della visita è sempre consigliabile verificare eventuali avvisi temporanei pubblicati dal museo, soprattutto in occasione di giornate festive o iniziative speciali.
Per informazioni è disponibile il call center 060608, attivo tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00. La mostra resta aperta fino all’8 novembre, quindi offre un periodo di visita sufficientemente ampio, ma il primo weekend può essere una buona occasione per scoprire il progetto nel momento della sua apertura e inserirlo tra gli appuntamenti culturali di settembre.
Perché vedere States of Uncertain Domesticities
Il tema dell’abitare riguarda tutti, ma proprio per questo rischia di essere percepito come qualcosa di scontato. La mostra invita a sospendere questa familiarità e a chiedersi quali condizioni rendano davvero un luogo una casa. Sicurezza, appartenenza, possibilità di scegliere, relazioni affettive e accesso alle risorse sono elementi che possono cambiare radicalmente l’esperienza dello spazio domestico.
Il percorso può interessare chi segue l’arte contemporanea, ma anche chi è attratto da questioni sociali, studi di genere, architettura e trasformazioni urbane. Le opere non forniscono una risposta unica: costruiscono piuttosto un insieme di punti di vista, invitando il visitatore a confrontare la propria esperienza con vite e condizioni differenti. È questa apertura interpretativa a rendere l’esposizione particolarmente attuale.
Una mostra che collega intimità e trasformazioni globali
Crisi climatiche, spostamenti di popolazione e precarietà abitativa possono sembrare fenomeni lontani dalla quotidianità di un appartamento. States of Uncertain Domesticities mostra invece quanto questi processi entrino nelle stanze, modifichino le relazioni e cambino il significato stesso di stabilità. L’arte diventa così uno strumento per osservare le conseguenze concrete di questioni spesso raccontate soltanto attraverso dati e statistiche.
La scelta di affrontare il tema attraverso più generazioni, provenienze e linguaggi permette di mantenere aperto il confronto. Il visitatore non è chiamato a seguire una tesi rigida, ma a costruire connessioni tra opere e situazioni. In questo senso la mostra può essere vista come un laboratorio sull’idea contemporanea di casa, un concetto sempre meno fisso e sempre più attraversato da movimento, adattamento e negoziazione.
Informazioni sull’evento
Mostra: States of Uncertain Domesticities
Date: dal 19 settembre all’8 novembre 2026
Luogo: Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese
Indirizzo: Via Fiorello La Guardia 6, Roma
Orari: martedì venerdì 10:00–16:00; sabato e domenica 10:00–19:00; lunedì chiuso
Curatela: Alba D’Urbano e Ada Lombardi
Informazioni: 060608, tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00
Sito ufficiale: disponibile tramite il collegamento indicato nella scheda evento